Parliamo di una roba che scotta parecchio ma di cui si parla sempre troppo poco, ovvero la montagna di rifiuti che producono le grandi aziende e soprattutto la GDO – la grande distribuzione organizzata, per intenderci i supermercati e i megastore. Quando noi andiamo a fare la spesa vediamo tutto bello pulito e allineato sugli scaffali, ma dietro le quinte c’è un girone dantesco di imballaggi, cartoni, pedane di legno spaccate e tonnellate di plastica da imballaggio che serve per trasportare la merce.

La cosa assurda è che la normativa per la gestione di questi rifiuti, a livello aziendale, è un labirinto pazzesco. Non è come a casa che butti l’umido nel bidone marrone e la plastica in quello blu e ciao. Per le aziende ogni rifiuto ha un codice, il famoso codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti), e se sbagli a catalogarlo o se lo smaltisci male rischi delle multe che ti raccomando, a volte si va anche sul penale se sono considerati pericolosi. La legge dice che il produttore del rifiuto è responsabile di tutta la filiera finché non arriva a destinazione finale. Capite che per un direttore di un supermercato, che deve già pensare alla scadenza dei latticini e ai turni del personale, gestire sta roba diventa un lavoro nel lavoro.

Ed è proprio qui che entrano in gioco le piattaforme di riciclo private, che onestamente stanno salvando la situazione a molte imprese. Visto che i servizi pubblici di raccolta spesso non hanno le strutture o i mezzi per gestire i volumi industriali di una GDO, le aziende si affidano a questi centri privati autorizzati. Funziona così: la piattaforma ti fornisce i compattatori da tenere nel retro del magazzino, così il cartone o la plastica vengono schiacciati subito occupando meno spazio. Quando i container sono pieni, arrivano i loro camion a ritirare tutto.

Il vero vantaggio di queste piattaforme private, oltre a toglierti la burocrazia di dosso (perché ti compilano loro i formulari di identificazione dei rifiuti, i FIR), è che riescono a fare una selezione della differenziata molto più pulita ed efficiente. Il cartone della GDO è quasi sempre puro, non è sporco di cibo come quello domestico, quindi per i riciclatori privati è oro colato, lo rivendono direttamente alle cartiere. Stessa cosa per il polistirolo o il nylon da imballaggio.

Certo, non è tutto rose e fiori. Molti piccoli imprenditori si lamentano che i costi di questi servizi privati sono alti, soprattutto dopo le ultime riforme che hanno stretto ancora di più i nodi sulla tracciabilità. Però, se guardiamo il quadro generale, l’economia circolare non può girare senza queste strutture. Se dovessimo aspettare i tempi della burocrazia pubblica per ogni singola tonnellata di plastica aziendale, saremmo già sommersi. La strada è ancora lunga, specialmente per lo spreco alimentare della GDO, ma sulle frazioni secche tipo carta e plastica le piattaforme private fanno la differenza tra il collasso e un riciclo che funziona davvero.